Nel dibattito pubblico sulla malasanità, la medicina difensiva viene spesso descritta come una “reazione inevitabile” dei medici alla paura delle cause giudiziarie.
Ma questa lettura è riduttiva e, in parte, fuorviante.
Non tutta la medicina difensiva è uguale.
E soprattutto: non tutta è innocua.
Esistono infatti due forme profondamente diverse:
- la medicina difensiva classica
- la medicina difensiva omissiva
Ed è proprio quest’ultima a rappresentare oggi uno dei fenomeni più pericolosi e sottovalutati.
- Medicina difensiva classica: l’eccesso per paura
È la forma più conosciuta.
Quella dell’iper-prescrizione:
- esami inutili
- consulenze ridondanti
- ricoveri prolungati
- protocolli applicati in modo automatico
Il medico, in questi casi, non agisce tanto per reale necessità clinica, quanto per:
“mettersi al riparo” in caso di contestazioni future.
Si costruisce cioè una corazza documentale:
“Ho fatto tutto”, “Ho prescritto tutto”, “Non si può dire che non ho fatto”.
Questa medicina nasce:
- dalla paura del contenzioso,
- dalla sfiducia nel sistema,
- dall’idea che “più carta = più protezione”.
È un problema serio perché:
- aumenta i costi,
- intasa le liste d’attesa,
- medicalizza inutilmente i pazienti.
Ma nella maggior parte dei casi non produce danni irreversibili.
È inefficiente, non sempre pericolosa.
- Medicina difensiva omissiva: la più insidiosa
Molto più grave è la medicina difensiva omissiva.
Qui non si eccede.
Si sottrae.
Non si approfondisce.
Non si decide.
Non si prende posizione.
Si minimizza un sintomo.
Si rimanda una diagnosi.
Si evita un accertamento “scomodo”.
Si sceglie la strada dell’attesa.
È la medicina del:
- “vediamo”
- “non è nulla”
- “torni se peggiora”
- “monitoriamo”
In realtà:
si sta evitando di assumersi una responsabilità clinica.
È pericolosissima perché:
- fa perdere tempo prezioso,
- ritarda diagnosi fondamentali,
- consente il peggioramento del quadro clinico.
Ed è anche la più subdola perché:
- non lascia tracce,
- non produce documenti eclatanti,
- non crea “prove rumorose”.
Ma spesso uccide più della negligenza evidente.
- Il “dirottamento” del paziente
Uno degli strumenti tipici della medicina difensiva omissiva è il dirottamento del paziente.
Il paziente viene:
- rimbalzato tra reparti,
- inviato a consulenze non necessarie,
- dimesso frettolosamente,
- “passato” ad altri servizi.
Non per reale necessità clinica,
ma per:
- evitare di prendere una decisione,
- scaricare il rischio,
- sottrarsi alla presa in carico.
Il paziente diventa:
una pratica amministrativa,
non più una persona da curare.
È una forma moderna di abbandono terapeutico mascherato.
- Il punto più grave: non riconoscere il proprio errore
L’errore è umano.
Fa parte della medicina.
Ma ciò che trasforma un errore in colpa grave è il mancato riconoscimento dell’errore.
Quando il sanitario:
- nega,
- minimizza,
- razionalizza,
- si autoassolve,
accade qualcosa di devastante:
l’errore iniziale si cristallizza e si trasforma in danno permanente.
Perché:
- non si corregge la rotta,
- non si rivede la diagnosi,
- non si modifica la terapia.
Molti pazienti non peggiorano tanto per l’errore iniziale,
quanto per la perseveranza difensiva nell’errore.
Questa dinamica è riconosciuta anche dalla giurisprudenza:
Cass. civ., sez. III, 11 novembre 2019, n. 28985 ha affermato che la responsabilità del sanitario sussiste anche quando “il medico perseveri in una scelta diagnostico-terapeutica errata senza rivederla alla luce dell’evoluzione clinica”.
- Dal valore-paziente al valore-risultato
Negli ultimi anni si è affermata una logica aziendalistica:
- target di performance
- riduzione dei costi
- gestione del rischio
- indicatori numerici
Il paziente perde centralità.
Conta:
- non sforare il budget,
- non creare eventi sentinella,
- non aprire contenziosi.
Si passa così da:
valore-paziente
a
valore-risultato.
Il risultato:
- economico,
- statistico,
- reputazionale.
Non più clinico.
Il paziente diventa:
- un numero,
- una pratica,
- un rischio potenziale.
- La protezione dell’azienda come valore superiore
Ospedali e cliniche diventano:
- soggetti economici,
- centri di costo,
- marchi reputazionali.
Nasce una cultura interna:
- difensiva,
- corporativa,
- chiusa.
Il paziente che segnala un problema:
- è visto come minaccia,
- come rischio legale,
- come potenziale causa.
Non come persona che chiede aiuto.
È qui che la medicina difensiva si trasforma in sistema di autodifesa organizzata.
- Il quadro normativo: cosa dice la legge
La legge italiana è chiarissima.
- A) Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) stabilisce che:
- la sicurezza delle cure è parte del diritto alla salute (art. 1)
- il medico deve attenersi a:
- linee guida
- buone pratiche clinico-assistenziali
Ma attenzione: le linee guida non sono uno scudo automatico.
Lo ha chiarito la Cassazione: Cass. pen., Sez. IV, 22 febbraio 2018, n. 8770, Il medico deve sempre adattare le linee guida al caso concreto.
Applicarle meccanicamente è già una forma di medicina difensiva patologica.
- B) Responsabilità per omissione
Art. 40 c.p.: “Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo.”
Tradotto:
- se il medico poteva e doveva agire,
- ma non lo ha fatto,
risponde come se avesse causato direttamente il danno.
È la base giuridica della responsabilità per:
- mancata diagnosi,
- mancato approfondimento,
- ritardo terapeutico.
- La falsa tutela della medicina difensiva
La grande bugia è questa:
“La medicina difensiva protegge i medici.”
In realtà:
- aumenta il contenzioso,
- peggiora la qualità delle cure,
- distrugge la fiducia medico-paziente,
- produce danni sistemici.
La vera tutela del medico è:
- competenza,
- ascolto,
- assunzione di responsabilità,
- umiltà nel riconoscere l’errore.
- Conclusione: tornare al centro
Se vogliamo davvero combattere la malasanità dobbiamo dirlo chiaramente:
La medicina difensiva omissiva è una forma di malpractice sistemica.
Non è prudenza.
È abdicazione.
Il paziente deve tornare:
- centro del sistema,
- valore primario,
- fine ultimo della cura.
Non variabile di aggiustamento
di un sistema che ha smarrito la propria missione.
- Le conseguenze della medicina difensiva omissiva
Quando la medicina difensiva omissiva entra in azione, le conseguenze possono essere drammatiche:
- A) Conseguenze cliniche
- ritardo diagnostico
- aggravamento irreversibile della patologia
- perdita di chance terapeutiche
- invalidità permanenti
- in alcuni casi: decesso evitabile
Molte malattie:
- oncologiche,
- infettive,
- neurologiche,
- cardiache
dipendono dal tempo.
Ogni giorno perso può significare:
- minori possibilità di guarigione,
- terapie più invasive,
- prognosi peggiori.
- B) Conseguenze psicologiche
Il paziente sperimenta:
- senso di abbandono,
- perdita di fiducia,
- rabbia,
- impotenza.
Spesso:
“Non mi hanno ascoltato.”
Questo vissuto lascia cicatrici profonde anche nei familiari.
- C) Conseguenze giuridiche
Sul piano legale, la medicina difensiva omissiva può integrare:
- colpa professionale
- responsabilità civile
- responsabilità penale
La Cassazione è chiarissima:
Cass. civ., sez. III, 19 febbraio 2016, n. 3291, Il sanitario risponde quando il ritardo diagnostico
“abbia determinato un aggravamento del quadro clinico o la perdita di chance terapeutiche”.
- Come riconoscere la medicina difensiva omissiva
Ecco alcuni segnali tipici:
– Frasi ricorrenti:
- “Non è niente”
- “Torni se peggiora”
- “Aspettiamo”
- “È solo stress”
- “È normale”
Quando:
- i sintomi sono persistenti,
- peggiorano,
- sono atipici,
queste frasi devono accendere un campanello d’allarme.
– Mancanza di approfondimenti:
- nessun esame mirato
- nessuna diagnosi differenziale
- nessun follow-up programmato
– Rimbalzo continuo:
- un reparto rimanda a un altro
- il medico dice “non è di mia competenza”
- dimissioni affrettate
– Mancanza di documentazione
- cartelle cliniche vaghe
- assenza di motivazioni cliniche
- referti generici
- Come agire di fronte a comportamenti di medicina difensiva
- Pretendere spiegazioni scritte
Chiedere sempre:
- perché non si fanno esami
- perché si dimette
- perché si attende
E chiedere che:
sia tutto messo per iscritto.
- Documentare tutto
- referti
- dimissioni
- prescrizioni
- messaggi
- nomi dei medici
Ogni dettaglio può diventare decisivo.
- Richiedere seconda opinione
È un diritto.
Nessun medico può:
- offendersi,
- ostacolarlo.
- Tornare subito se i sintomi persistono
Mai accettare:
“Aspettiamo”
se il corpo dice altro.
- Diffidare del minimizzare sistematico
Il dolore:
- non è “immaginazione”
- non è “ansia”
- non è “esagerazione”
- Come prevenire la medicina difensiva
Anche il paziente può fare prevenzione:
Essere informato
- chiedere diagnosi chiare
- comprendere le alternative terapeutiche
Essere attivo
- porre domande
- non subire passivamente
Farsi accompagnare
Un familiare:
- ascolta,
- prende appunti,
- osserva ciò che sfugge.
- Cosa dice la Cassazione: orientamenti fondamentali
Ecco alcune sentenze chiave:
Ritardo diagnostico: Cass. civ., sez. III, 13 aprile 2018, n. 9180, Il medico è responsabile quando
“non abbia effettuato gli approfondimenti diagnostici necessari secondo le regole dell’arte medica”.
Mancata presa in carico: Cass. civ., sez. III, 23 maggio 2019, n. 13952, La responsabilità sussiste
“quando il sanitario non assuma un atteggiamento attivo nella gestione del paziente”.
Omissione colposa: Cass. pen., sez. IV, 10 gennaio 2017, n. 825, L’omissione diagnostica costituisce colpa grave quando “era doveroso intervenire”.
Perseveranza nell’errore: Cass. civ., sez. III, 11 novembre 2019, n. 28985, Il medico risponde anche quando “persevera in una scelta errata senza rivederla alla luce dell’evoluzione clinica”.
Perdita di chance: Cass. civ., sez. III, 22 marzo 2018, n. 7250, È risarcibile la perdita di chance quando il comportamento omissivo abbia ridotto le possibilità di guarigione.
- Conclusione rafforzata
La medicina difensiva omissiva:
- non protegge il medico,
- non tutela il sistema,
- danneggia il paziente.
È:
- silenziosa,
- invisibile,
- ma devastante.
È una vera malpractice sistemica.
Il paziente deve tornare:
- fine,
- centro,
- valore assoluto.